Liturgia del giorno

Lunedi’ della terza settimana del T.O. anno A : Mc.3, 22-30

Come l’amore e’ la natura di Dio; quell’amore che, come dice san Paolo: “tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”; cosi’ l’invidia e’ la natura del demonio. Essa porta, chi ne e’ posseduto, non solo a negare l’evidenza e la verita’ delle opere di Dio, ma addirittura ad attribuirle al demonio stesso. Si tratta del peccato o della bestemmia contro lo Spirito Santo che, come dice Gesu’, non sara’ perdonato in eterno. Questo peccato puo’ essere commesso solo da chi presume di essere molto religioso; perche’, mancando di umilta’, accecato dall’invidia, non sopporta la felicita’ e il successo altrui, e pur di sminuirlo e danneggiarlo, non esita a contraddire la verita’ delle cose, sapendo di farlo e volendolo fare. Gesu’ afferma che chi commette questo peccato e’ reo di colpa eterna, perche’ per farlo bisogna arrivare ad una corruzione spirituale profonda, anzi  estrema, dalla quale e’ impossibile uscire senza un miracolo della Grazia e della misericordia di Dio che porta ad accogliere la luce della verita’ e la conversione. Questo e’ il senso delle parabole che Gesu’ racconta agli scribi,venuti da Gerusalemme per accusarlo; per  aiutarli ad aprire gli occhi alla verita’ su di Lui e cosi’ non escudersi dalla salvezza.